cerebroplastica additiva

"Essere Non è Necessariamente Apparire"

Venere

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Di questi uomini ho fatto un dipinto
umani da compagnia
con i loro imprevedibili caratteri
fatti di storie ed ombre lunghe
ninne nanne con le loro voci
e parole lente e sottili.
Carezze dai loro occhi
pagliuzze multicolori
il tocco leggero dei loro pensieri mi sarà familiare alla fine.
Vorrei…
Vorrei per ognuno una comoda stella e una tazza di tè,
la poltrona accanto al mio letto.
Ma d’uno vorrei la mano
a lisciare la chioma di Luna
quando il mio sospiro di Vita
delicato
lascerà il posto alla Morte contrita.
D’uno vorrei la presenza
per berne la rassicurante calma degli anni ben spesi,
degli sbagli ponderati.
Una compagnia che mi distragga
accompagnando il mio passaggio
che legga per me
uno o due versi
d’una trasognata e soffusa poesia.

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Mente pesante del Corpo leggero

Leggera/
Leggera/
Leggera e flebile la vita che scivola/ via via/
racconta di braccia delicate/
fragili parole/ faticosi movimenti semplici/
leggeri/
friabili e mimati/
assottigliati dal peso della mente/
gravosa/
insostenibile/
turbata/
da un refolo soave di morte
che s’insinua costeggiando un pensiero imperfetto/
che culla l’incertezza e sboccia
in nevrosi/
Abortiva/ distruttiva/ disfattista mente/
deviata al senso/
all’occhio/
al nutrimento/
Leggera/
Leggera/
Leggera scivola via/
via via/
con l’ultimo respiro gracile/ dell’anoressia.

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PRESENT

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Voglio regalarti uno straccio di carta bianca
consunto da poche parole scritte di blu
come il mare
che non sanno dire molto
eppur dicono tutto
Un piccolo straccio logoro
da riporre nel taschino dell’amore nei jeans
che riporti una frase a te nota
e lo scarabocchio di un treno che sbuffa
Sarà una minuta e nivea farfalla
lievemente imbrattata di cielo
dischiudendo le ali tra le tue mani
immediatamente busserá un ricordo
vorticando tra sensazioni riposte
il sole, i sorrisi,
un tocco di mani…
la pioggia, le vie,
il profumo…
e rivedrai
rivedrai istantanee in flash back
annusando l’aroma di quella sfiorata libertà
ricordandoti che il destino si scrive man mano
che non siamo legati all’infelicità
e la tua vita è giovane e sfacciata

almeno quanto me.

E così i primi cartocci delle nostre rime iniziano a spuntare per le vie di Roma…

L’uomo di penna e società

Tutti i giorni l’uomo lavora e tutti i giorni si diletta con le parole. Ogni giorno sorride a qualcuno, dall’angolo della sua noia, accende i macchinari, dispone l’ingresso degli avventori mostrandosi ben disposto alla compagnia. Lucida, spolvera e, tra una e l’altra cosa, ha bagliori di parole. L’uomo allora si ferma e le annota. A volte tra un giro di pulizie ed un servizio viaggia nel labirinto dei suoi bagliori. Legge. Legge e scrive per diletto, lavora per necessità perché, di sá, è il percorso di ogni uomo in genere, quello di usare il tempo a lavorare. Quindi vive e sopravvive. Nella routine dei giorni tutti uguali e nel poco tempo che può usare altrimenti. Spesso però l’uomo, sventuratamente, sogna. Legge e scrive, lavora incessantemente e sogna. Viaggia da fermo. Leggere gli permette di vivere cinquemila vite e scrivere ne genera altrettante in ogni dove sull’onda del suo estro. L’uomo sventurato allora viaggia e sogna mentre vive e mentre lavora, eppure, di 10.000 vite, le vive tutte ma non la sua.

Il primo martire.

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Se solo fossimo più umani
semplicemente nudi
senza panoplia
dietro la fierezza
che elude la fragilità dell’uomo
fronteggieremmo il tempo
lasciando strascichi
e polvere di stelle
ad illuminare il passaggio.
Tolte le vesti da messia
siamo creature
che avversano la vita,
con un intessuto di colori
ed un invisibile patina di grigia tristezza.
Se solo fossimo eticamente retti
non avremmo bisogno
dei rimpiazzi affettivi e del potere,
l’onestà sarebbe il naturale baluardo
contro l’infima inclinazione della nostra diabolica specie.
Non c’è Dio nè feticcio che impartisce misericordia
lá dove l’arbitrarietà rincorre la sete di supremazia
la vendetta è ricompensa
e l’invidia erode le anime.

Caino uccide Abele.
Fino allo spegnersi del sole.

Saremo santi, dopo essere stati eroi.
Saremo infinito dopo un intero.
Saremo
solo dopo aver espresso noi stessi,
veloci oltre i nostri segreti,
le accuse,
i nostri vestiti.
Ieri è già andato, domani è sulla strada.
Intervista il sorriso del cielo,
il messaggio nelle nuvole disperate,
l’universo ci insegnerà una cura.
L’uscita non è in questo mondo e
la casa è oltre le mura.
Camminiamo ai lati di questo sentiero già battuto.
Saremo santi, dopo essere stati eroi.

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Ienissei

Dalla spumosa terra bianca di neve
e tentacoli verde riposo,
infinito letto del cielo,
scorre Ienissei.
Libero dai macigni del Soviet insegue Kara,
immota nell’insenatura di stelle.
Lascia che navighi.
Che solchi correnti e flutti.
Lascia che approdi.
Tra i ghiacci immobili,
che continui a specchiare le nuvole
e le gocce d’acqua dal tetto del Mondo
nelle gocce d’acqua sul ventre di Madre Terra.
Scivola d’impeto,
trascina detriti di sè
e polvere di Guerra
fino alla libertà cara
ancora   e ancora        e ancora.
Uomo e fiume.
Lascia che scorra
fino alle acque sconosciute della fine del tempo.
Ancora e ancora.

Soffro di insofferenza regolare,
meteoropatia sentimentale.
Non sopporto l’attesa,
ancor meno il ritardatario.

Accuso una forma di indolenza cronica,
malessere congenito legato all’incoerenza.
Non reggo l’omertà,
ancor meno i nascondigli che abusano il linguaggio.

Il gioco scostante mi sfianca,
il torbido mi atterrisce.

…..

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Preludio

Spogliami alle falde dell’alba
tra riccioli d’erba umida di sogni
sul lento finire.
Accendi le labbra al fuoco nascente del sole
tra sincopati morsi alle promesse mute
mostrandoti nudo
sotto la pelle
così ch’io possa leccare il sudore delle parole
faticose
oltre gli origami d’un senso troppo banale.

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